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Che bella giornata ieri…. Dopo una settimana di pioggia quasi continuativa, il cielo blu e’ riapparso, quasi per miracolo, e immediatamente ho sentito il richiamo della strada. Non fa niente se pure il giorno prima ero uscito, sotto l’acqua, inzaccherandomi all’inverosimile, e riducendo la mia bici da corsa ad un grumo informe di fango. Non fa niente se il “programma di allenamento” (???) prevederebbe una uscita un giorno sì e uno no. Non fa niente se avevo un sacco di cose da fare, se in ufficio c’erano una serie di elaborazioni grafiche che aspettavano di essere chiuse. La giornata era troppo bella e calda….

Esco per fare alcune commissioni con la bici da città e mi rendo conto che sprecare una giornata così sarebbe un delitto. Alcuni brevi calcoli mentali: “se riesco a finire alcune cose per le 12, alle 12.30 posso essere in sella….. faccio solo un’oretta, un’oretta e mezzo… oggi e’ un giorno in cui potrei fare un po’ di salite-forza-resistenza sulla stradina per Castel Raniero…..”

Cedo. Telefonata alla moglie per avere il via libera, di corsa a casa, velocissima vestizione e preparazione dei vari ammennicoli: pomatina tattica (….), cardio, giubba, barretta, borraccia…. Via, si parte. Continua a leggere

Nebbia.

Sarà stupido, ma non avevo mai considerato l’inverno da questo punto di vista.

Dirai: cosa c’è di strano? E’ il 22 gennaio, è normale che ci sia la nebbia. E’ normale che piova, è normale che sia umido.

Infatti è normalissimo. Come pure è normale che uno sia  un po’ depresso quando al mattino alza la tapparella e si trova di fronte un ridente panorama come quello mostrato qui sotto in foto.

Panorama alle 8 del mattino...

Panorama alle 8 del mattino...

Ciò che è meno normale, o meno consueto od inaspettato per quanto mi riguarda, è rammaricarsi perchè questo tempo da lupi non mi permette, da svariati giorni, di allenarmi come vorrei, di uscire con la Wilier e farmi i miei 40-50 km antistress, di sudare un po’ e arrivare in cima a qualche salitella. Non c’è salopette felpata, giacchino termico o intimo in microfibra che renda sana una uscita in bici con un clima così gelido e umido.

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Stamattina non era bel tempo, ma era comunque meglio che nei giorni scorsi. Non pioveva, e dava l’impressione di poter ulteriormente migliorare. Mi sono quindi ritagliato un paio di orette a cavallo del pranzo per andare a Castrocaro passando dalla collina.
San Mamante, poi la salita fino a Converselle, poi la discesa a rotta di collo fino a Terra del Sole.

E’ una bella strada, isolata come piace a me, panoramica e con un bello strappetto di 6-7 km che mette alla prova (almeno, mette alla prova ME! …ma del resto ci vuol poco per mettermi alle corde….). Continua a leggere

Allora, vediamo di chiarire un po’ com’e’ andata. Portate pazienza ma ci vuole un po’ di tempo….

Novembre 2008. Dopo circa 6 mesi passati praticamente come un corpo unico con la scrivania ed il monitor dello studio, a lavorare senza un attimo di respiro 7 giorni su 7 su progetti di simulazione ambientale frustranti e malpagati, con ritmi folli, mi ritrovo in queste condizioni:

-  distrutto fisicamente ed emotivamente;

- con una bella ulcera gastrica data da stress;

- in piena depressione, della serie: “CHE CI FACCIO QUIIII????? FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE!!!”

E dire che il lavoro non e’ mancato, e questo, visti i tempi che corrono, non dovrebbe essere una brutta cosa. Peccato che quello che e’ mancato e’ stato, molto semplicemente…. TUTTO IL RESTO! Niente piu’ pause, niente piu’ vita sociale, niente piu’ tempo per la famiglia.

Ma neanche piu’ tempo per rilassarsi un attimo, leggere un libro, guardare un film… guardare fuori dalla finestra! Ormai il monitor e’ il mio unico orizzonte, non so piu’ nemmeno se e’ giorno o notte. Dormo circa 4 ore per notte. Il mio peso, che ad agosto era di 86 kg, si e’ bruscamente abbassato a 77 kg, solo per lo stress. Qualcosa mi dice che, cosi’, non puo’ durare.

Gennaio 2008. I lavori sono stati consegnati. Tutti. E, improvvisamente, sembra che non ci sia PIU’ ALCUN LAVORO DA FARE. Semplicemente, nulla. Tutti scomparsi, tutti morti. Da un lato dico: beh, finalmente mi riposo un po’. Dall’altro, scatta pero’ il terrore. Che faccio ora??? Come mi guadagno da vivere??? Le cure per l’ulcera stanno procedendo, mi hanno rivoltato come un calzino con sonde di tutti i tipi, e soprattutto mi hanno detto di prendere la vita con un po’ piu’ di calma. “Non fa nessuno sport? Per rilassarsi un po’?” Sport? What’s? Quella cosa che si fa una gran fatica, e poi si suda??? Naaa. 

Mi manca pero’ la montagna. A fine gennaio viene la neve, e con mia moglie pensiamo bene di fare una bella gita al Parco Nazionale Foreste Casentinesi. Una bella passeggiata con le ciaspole, nel bosco silenzioso. Alcuni km in mezzo alla natura. Come era tanto tempo che non facevo.

Nella foresta di Campigna - gennaio 2008

Nella foresta di Campigna - gennaio 2008

In effetti, mi dico, non e’ bello solo per i paesaggi che vedi, per il fatto di startene da solo, prenderti una pausa e riflettere un po’, avere il tempo di guardare nel mirino della reflex e fare qualche bella foto.

Foresta di Campigna - gennaio 2008

Foresta di Campigna - gennaio 2008

 

E’ anche piacevole, e’ tonificante, fare un po’ di fatica fisica. Sudi ma poi stai meglio… E’ come se il mio corpo, che ho bistrattato per mesi e mesi di fronte a uno stramaledetto computer, d’improvviso si risvegliasse, e mi facesse sentire dei desideri mai provati: di lavorare, di funzionare… DI ESSERCI.

Foresta di Campigna - gennaio 2008

Foresta di Campigna - gennaio 2008

E la cosa bella e’ che, assieme al corpo, anche la mente sembra rinascere. Inizio a rivedere le cose che mi circondano. Le foto mi vengono bene con piu’ facilita’. La montagna, la natura, non sono piu’ solo degli elementi da parametrizzare e sui quali lavorare con dei software per la simulazione di impatto ambientale. Ritornano ad essere qualcosa nel quale immergersi e lasciarsi trasportare, senza necessariamente pensare ai dettagli.

Foresta di Campigna - gennaio 2008

Foresta di Campigna - gennaio 2008

La settima dopo, torniamo e facciamo sci di fondo: sono decisamente scarso, ma, incredibilmente, non me la cavo poi cosi’ male, e riesco ad andare meglio di mia moglie, che invece e’ sempre stata la sportiva del gruppo, lei che giocava a basket e ora a calcetto. Mi dico che forse il mio fisico e’ piu’ adatto del suo ad uno sport come il fondo: in fondo sono 1 metro e 80 e ho le leve lunghe, e poi, dai, avro’ poi un po’ piu’ di forza di lei….

Mi sorprendo a divertirmi mentre faccio sport, e, incredibilmente, i giorni successivi, anche se i muscoli fanno male, non penso che vorrei semplicemente starmene seduto. Penso invece che vorrei farlo ancora

Ma la neve si scioglie….. e come si fa?

Febbraio 2008. Mia moglie, la solita pignola, mi avverte che la mia vecchia bicicletta da citta’ Vicini rosso bordo’, arrugginita e scalcagnata, e che non uso da anni, anche perche’ la sella e’ bloccata in una posizione innaturale che mi costringe a pedalare quasi accovacciato (!) ha una ruota a terra.

Ah, dico io.

La cosa non mi turba gran che. Tanto la bici non la uso mai, neanche per andare in studio che e’ qui a 500 m. Prendo sempre l’auto… (… a dirlo ora, che vergogna… ma e’ cosi’).bici_viciniMia moglie prende l’iniziativa, e porta la bici da meccanico per cambiare la camera d’aria.

Ritornando, mi dice: sai? Il meccanico delle biciclette mi ha proposto una permuta… Se gli dai indietro la tua vecchia bici, con 70 euro ti comperi una bici nuova, con le marce….. Wow. La cosa non mi entusiasma per niente. Pero’, dai, facciamo contenta la moglie. Andiamo a vedere: del resto, la vecchia bici e’ da ritirare. 

Arrivo dal meccanico poco convinto, e comincio a guardare le nuove biciclette che ha nel piazzalino davanti al negozio. In effetti non sono male. Prima di tutto, la sella SI REGOLA! E posso pedalare senza essere seduto per terra. Il meccanico mi invita a provare la bici. Si tratta di una city bike piuttosto economica, con cambio rotante al manubrio, di quelli di nuovo tipo (ora so che si chiama Revoshift, ma allora questo era arabo per me).

Faccio un breve percorso attorno al negozio.

E improvvisamente, mi si apre un mondo. Andare in bici non e’ quella esperienza arrancante, faticosa, per nulla interessante ma direi quasi penosa, che ho sperimentato in questi ultimi anni con la mia vecchia Vicini! Si puo’ andare piu’ forte, la pedalata puo’ essere piu’ rotonda. La catena puo’ scorrere fluidamente. Cambiando rapporto, posso persino accelerare sui piccoli dossi della strada principale che attraversa il quartiere, che e’ poi la via Emilia, anche se qui si chiama Corso Europa. Anche se la bici è economica, non c’è paragone con la mia vecchia bicicletta da città.

Improvvisamente, mi son reso conto che da quando ho acquistato la mia vecchia bici, circa 20 anni fa, sono cambiate tante cose anche a livello tecnico. La bicicletta puo’ anche essere BELLA esteticamente. E poi ce ne sono di tanti tipi: city bike, mountain bike, ibride… con il manubrio dritto, con quello piegato….. Quale scegliere?

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Improvvisamente, mi accorgo che tutto questo mondo mi interessa. E anche tanto.

Del resto, con il mio babbo, quante volte ho guardato le corse in bici? Il ciclismo e’ forse l’unico sport che mi e’ sempre piaciuto guardare in TV. E lo era anche per il babbo.

E il babbo, e’ un anno che non c’e’ piu’, e mi manca.

<1> Continua

… your computer is alive!”.

Questo e’ piu’ o meno quello che apparve, un lontano giorno del 1986, sul monitor del mio Amiga 500, nel quale avevo inserito il dischetto del Workbench per avviare il computer (che non aveva disco fisso – non esistevano ancora! e quindi si faceva l’avvio inserendo un floppy nel disk drive).

Il boot dell'Amiga 500

Il boot dell'Amiga 500

Allora, e per i successivi 22 anni, la mia vita ruotava ed ha ruotato attorno a due cose, essenziamente: lo studio delle scienze geologiche e geografiche, e l’informatica. Questo significava che, per un aspirante geologo, poi divenuto dottore in geologia (WOW!), piu’ che andare in giro a piedi per monti e fossi (cosa che comunque ho sempre fatto, piu’ o meno) era molto piu’ interessante stare seduto dietro un monitor per cercare di trasformare la realta’ territoriale in bit e bytes. Aggiungiamo la mia passione di sempre per il disegno e la grafica, e il gioco è fatto. Qualcosa di meraviglioso poteva quindi solo comparire sullo schermo di un computer.

Da ciò derivava, ovviamente – o forse dovrei dire che era una conseguenza? Boh! – il fatto che io non fossi certo un grande sportivo. Sempre stato piu’ il tipo da libri. Sempre stato scarso in ginnastica. Alle medie mi nascondevo dietro le colonne per non sudare mentre si faceva corsa d’allenamento in cortile, mentre in quarta e quinta liceo, quando il prof. mi aveva ormai dato per disperso, scendevo in palestra solo per farmi la toeletta, compresa la barba con tanto di pennello e crema Palmolive.

rasoio_pennello_barba

Si, in realta’ sono sempre stato appassionato di montagne. Montagne da fotografare. Montagne da disegnare. Montagne da dipingere ad acquerello. Montagne da filmare, prima con la Super8 e poi con la prima telecamera Video8. In fondo, non sono un geologo per caso.

Valsavaranche

Valsavarenche

 

Gran Paradiso

Gran Paradiso

Mi piaceva anche passeggiare in montagna, ma il mio fisico “possente” non mi ha mai fornito grandi exploit. Non perche’ fossi chissa’ quanto grasso o magro. Semplicemente, non amavo fare fatica.

16 chili fa

16 chili fa

Eppure. 

Vi starete chiedendo di cosa vado farneticando.

Una introduzione cosi’ lunga per dirvi cosa?

Per dirvi che, da circa 9 mesi, “something wonderful has happened”. Ma questa volta, con il computer non c’entra proprio niente (va be’, alla fine un pelino c’entra anche il computer, ma proprio in maniera marginale).  E’ successo che da alcuni mesi la gran parte del mio tempo libero la passo seduto su un sellino duro in fibra di carbonio, pigiando su un 34-21 (quando va bene) o un 34-27 (piu’ spesso!), perso tra salite dure, cuore in gola con battiti a 196, discese a rotta di collo, salti di catena, tacchette, e abbigliamento tecnico, e fiato da farsi, e chili che calano, e nuovi modelli di bici, e “voglio arrivarci in bici, la’ in cima… ci sono sempre stato solo in auto…”, e “ma quanto e’ diverso, qui, venendoci in bici!”.

Carnielli FTB 28 ibrida - la mia prima MTB!

Carnielli FTB 28 ibrida - la mia prima MTB! Luglio 2008

Insomma, quel “something wonderful” e’ una passione del tutto inaspettata, che mai avrei sognato mi avrebbe preso, per la bicicletta e il cicloturismo, sia con la mountain bike che con la bici da corsa. Che mi permette di vedere il mondo, la natura, che ho sempre amato, in maniera diversa, nuova, sicuramente meravigliosa. Che mi permette, soprattutto, di sentirmi come non mi sono mai sentito. In armonia con il mio fisico, con la mia mente e con la natura che mi circonda.

Di questo, se riusciro’ a tener fede all’impegno, provero’ a parlare nei prossimi tempi.

Se avrete voglia di venirmi a trovare, mi farà piacere!

La mia Wilier "reparto corse Lampre 2006" davanti alla Torre del Marino, Brisighella - gennaio 2009

La mia Wilier "reparto corse Lampre 2006" davanti alla Torre del Marino, Brisighella - gennaio 2009